4 luglio 2026 – Leone XIV a Lampedusa, Sea-Watch: “Grati della scelta dalla parte delle persone migranti, non dei potenti. Sull’Intitolazione del Molo Favaloro: non è un luogo di accoglienza, il nome di Francesco non consacri il nuovo Patto UE”.
La ONG tedesca espone uno striscione sulla nave Aurora e consegna una lettera al Pontefice per chiedere la difesa del soccorso e della solidarietà in mare.
Leone XIV a Lampedusa, Sea-Watch: “Grati di questa scelta. In mare è una strage quotidiana e i governi colpiscono la solidarietà”. Da parte della Ong tedesca uno striscione al molo e una lettera in cui si chiede sostegno a chi salva vite
Sea-Watch saluta con gratitudine la visita di Papa Leone XIV a Lampedusa, nel giorno della festa nazionale del suo Paese d’origine, gli Stati Uniti. “Che un Papa americano scelga di trascorrere questa giornata in un luogo simbolo delle migrazioni, anziché negli USA, rifiutando l’invito del Presidente Trump per recarsi sulla frontiera più a sud d’Europa, è un gesto di grande valore simbolico e politico” commenta la portavoce Giorgia Linardi. “Papa Leone indica chiaramente da che parte stare, tanto più mentre negli Stati Uniti e in Europa si moltiplicano le campagne di criminalizzazione e persecuzione delle persone migranti.”
Occorre interrogarsi sull’intitolazione del Molo Favaloro a Papa Francesco, prevista in occasione della visita. Luogo simbolo di un dispositivo di frontiera sempre più militarizzato, disumanizzante e inaccessibile per la società civile, il molo tradisce i valori di accoglienza e solidarietà cristiana, per precisa scelta politica. Da poche settimane è inoltre divenuto il simbolo dell’applicazione delle nuove procedure di frontiera introdotte dal Patto europeo su Migrazione e Asilo, che restringono l’accesso alla protezione.
È importante che Papa Leone prenda coscienza della militarizzazione e della disumanizzazione della frontiera. Il nome di Papa Francesco al Molo Favaloro deve rappresentare un impegno a rimettere al centro la dignità umana. “Papa Francesco non accetterebbe che le persone vengano accolte con interrogatori che spesso sfociano in condanne fino a vent’anni per aver guidato una barca senza avere alcuna scelta” aggiunge Linardi. Negli ultimi dieci anni almeno 3.200 persone sono state accusate di essere “scafisti” in conseguenza di pratiche accusatorie sommarie che spesso hanno luogo proprio al molo di sbarco.
Sulla nave Aurora, ormeggiata proprio davanti al molo, uno striscione reca un messaggio semplice: “Non c’è niente di cristiano in un mare di morti”, richiamando le parole con cui Papa Leone XIV ha definito la remigrazione “non una proposta cristiana”. Un messaggio che accompagna la prima tappa della visita al cimitero di Lampedusa, in memoria delle persone morte e disperse nel Mediterraneo: oltre 35.000 nell’ultimo decennio. Dal 2015 Sea-Watch ha contribuito a salvarne più di 50.000, mentre decine di migliaia sono state soccorse dall’intera flotta civile, nonostante i continui tentativi dei governi di ostacolare il soccorso civile.
In occasione della visita, Sea-Watch ha consegnato al Pontefice una lettera chiedendo il Suo sostegno nella difesa del principio per cui salvare vite non può essere un crimine, ma un dovere morale, giuridico e cristiano.







