La campagna “Un’azione contro il riarmo”, per la reindustrializzazione ecologica della ex Gkn, sta per concludersi: il 30 giugno si chiude la raccolta su Ener2Crowd. La campagna su Produzioni Dal Basso continuerà ancora per tutta l’estate.
Mentre scriviamo siamo a un totale di 1.089.000 euro donati o raccolti da 1.882 soggetti fisici o giuridici (associazioni, organizzazioni sociali, ecc.). Numeri incredibili che dimostrano semplicemente una cosa: la comunità in lotta ha messo tutto, mentre il resto dei soggetti istituzionali, ad oggi, poco o nulla.
Numeri ancora più significativi se rapportati al processo di logoramento a cui siamo stati sottoposti, un logoramento studiato nei minimi dettagli.
Da tre anni elaboriamo la reindustrializzazione ecologica come alternativa alle crisi industriali, alla riconversione bellica delle aziende, per contrastare la crisi energetica, l’inflazione e soprattutto per invertire urgentemente la rotta della catastrofe climatica.
Ecco il mondo che abbiamo di fronte: crisi industriali ovunque, con l’automotive italiano in dissoluzione; settore tessile e moda in crisi; licenziamenti prima alla Beko e poi alla Electrolux; escalation bellica mondiale; il veleno della produzione bellica che si espande in ogni attività produttiva e logistica; caldo record; costi energetici alle stelle; guerre per il petrolio; accelerazione dei processi di genocidio nel mondo, a partire dalla Palestina e dal Libano.
Oggi a Campi Bisenzio potrebbe già essere stata ordinata e installata una linea di produzione di pannelli fotovoltaici, primo perno di una fabbrica socialmente integrata, mutualistica e solidale con il territorio, con al centro il benessere psico-fisico delle nostre comunità.
La mancanza dell’intervento pubblico e, probabilmente, della volontà politica ha fatto sì che l’intero piano di reindustrializzazione marcisse, costringendoci a continui cambi di rotta e sprecando risorse ed energie. Quantifichiamo in almeno un milione di euro i danni determinati da tutti i ritardi dell’intervento pubblico.
Abbiamo denunciato per tre anni che tutto questo veniva bruciato in nome della speculazione immobiliare: lo stabilimento, come è noto, è oggi in mano a soggetti immobiliari.
Per questo i numeri di conferma dell’azionariato popolare sono ancora più straordinari e rappresentano un dato politico e sociale prima ancora che economico.
Tutto questo è stato fatto dalla convergenza e per la convergenza, confermando che per insorgere bisogna convergere e che, se convergi, sei in grado di salpare.
L’uso del termine “salpare” non è casuale. Non c’è solo il riferimento alla Flotilla e al suo metodo, né soltanto il riconoscimento di quanto sia centrale la lotta per la Palestina e con la Palestina.
C’è un legame tra terra e mare che è centrale anche in questa nostra lotta: una forte convergenza, ad esempio, con il soccorso in mare, con il sea rescue, che tende una mano a chi affonda come il mutualismo operaio tende la mano tra resistenze sociali. L’alleanza simbolica con Sea-Watch costruisce un ponte mare-terra, sulla frontiera più letale al mondo, dove le merci si muovono liberamente ma le persone vengono abbandonate o respinte e la solidarietà criminalizzata. Una frontiera che é diventata un cimitero per oltre 35’000 persone nell’ultimo decennio, e in cui la stretta di mano tra terra e mare, tra operai e soccorritori, diventa essenziale per continuare a resistere.
C’è il fatto che il Mediterraneo o lo occupiamo noi con i nostri corpi oppure lo occupano loro con militarismo, pirateria sionista, violenza e tortura. Per non parlare di come la crisi climatica lo stia letteralmente soffocando.
Questa convergenza è oggi omaggiata e raffigurata con forza nell’ultima perfomance di Laika 1954, opera che è stata donata al Collettivo di Fabbrica ex Gkn. E che ci accompagnerà nel quinto anniversario della nostra lotta e verso le giornate delll’11 e il 12 luglio: “Convergere, salpare, insorgere”.
L’11 luglio, dalle ore 20, concerto di fronte alla ex Gkn (Murubutu & Moon Jazz Band, Assalti Frontali & Kiki, Giorgio Canali & Rossofuoco, Lucio Leoni, reading di Pierpaolo Capovilla).
Il 12 luglio invece, dalle ore 10, l’assemblea popolare della rete solidale e dell’azionariato popolare sarà chiamata a decidere come “salpare” con la reindustrializzazione dal basso.
Non a caso abbiamo chiamato questo passaggio metodo Flotilla: non attendiamo ciò che governi e istituzioni non fanno, ma salpiamo e togliamo loro ogni alibi. Più facciamo tutto noi, più diventa evidente e vergognoso il loro non fare nulla.
Siamo oltre la categoria della sconfitta o della vittoria: siamo nell’ordine di ciò che è giusto, necessario, urgente.







