Una motovedetta libica ha aperto il fuoco con una raffica di colpi contro la nave Sea-Watch 5 che aveva appena soccorso 90 persone in acque internazionali.
I miliziani libici hanno minacciato l’abbordaggio se la Sea-Watch 5 non si fosse diretta verso Tripoli, contro le direttive delle autorità tedesche – stato di bandiera della nave – che hanno invece indicato alla nave di fare rotta nord a tutta velocità per mettersi in sicurezza.
Le autorità italiane, interpellate da Sea-Watch, se ne sono lavate le mani, affermando che la situazione non è di loro competenza. Eppure, la motovedetta libica presente sulla scena insieme a un’altra imbarcazione più piccola è stata donata dal governo italiano alla Libia per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo, come da intesa siglata tra i due Paesi.
Il fatto che questi avvengano nell’ambito del Memorandum d’Intesa Italia-Libia denota una responsabilità italiana, che avrebbe dovuto attivarsi con urgenza per assicurare la sicurezza delle persone a bordo.
«Poco dopo l’abbordaggio e la cattura della Flottilla da parte di Israele in acque internazionali, siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall’Unione Europea» dichiara la portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi. «Non si tratta di un episodio isolato: con le nostre operazioni testimoniamo quotidianamente episodi di violenza in mare perpetrati dai libici ai danni delle persone in fuga, nell’impunità totale.» Conclude Linardi: «Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli interessi complici UE».
Intanto le motovedette hanno smesso di seguire la Sea-Watch 5 che naviga verso nord in attesa che l’Italia indichi un porto sicuro di sbarco.
Seguiranno aggiornamenti.





