Caso Almasri. Linardi (Sea-Watch): “La condanna a Tripoli non assolve l’Italia: il Governo ha sottratto un criminale alla giustizia internazionale.”
Il tribunale di Tripoli ha condannato Almasri a 7 anni e 4 mesi per “violazione dei diritti dei detenuti”. La destra italiana esulta, dicono che aveva ragione il governo, la giustizia ha fatto il suo corso. Peccato che sia una presa in giro.
Almasri era ricercato dalla Corte penale internazionale. L’Italia lo ha arrestato a Torino nel gennaio 2025 e lo ha rimpatriato con volo di Stato due giorni dopo. Ora Tripoli lo giudica per una parte residuale delle accuse, in un processo sotto il controllo delle stesse autorità che danno legittimità politica al sistema dei lager libici.
Dichiara la portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi: “La condanna di Almasri in Libia non cancella le responsabilità dell’Italia. La Corte Penale Internazionale lo ricercava per oltre dieci capi d’accusa tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Governo italiano ha di fatto sottratto un criminale internazionale alla giustizia internazionale. L’Italia non lo ha consegnato alla giustizia libica, lo ha rimesso in libertà. L’arresto e la successiva condanna in Libia sono avvenuti dopo e indipendentemente dalla decisione italiana.”
“Sicuramente – conclude Linardi – le vittime e i sopravvissuti, molti dei quali sono ora rifugiati in Europa, non potranno dire di aver trovato giustizia in Europa per le atrocità subite.”
D’altra parte davanti ai giudici internazionali, Almasri avrebbe potuto parlare del sistema finanziato dall’Italia, dei flussi, delle complicità europee e italiane. Questo processo probabilmente non ci sarà mai. Non è un caso.







