PROCESSO PENALE SUL NAUFRAGIO DI CUTRO: INIZIATO IL DIBATTIMENTO.
ESCLUSE LE RIPRESE AUDIO E VIDEO IN AULA PER I MEDIA
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE presenti in quanto parti civili nel processo.
Le Ong chiedono verità, pieno accertamento delle responsabilità e giustizia
Al processo sarà presente anche Amnesty International Italia come osservatore internazionale
Crotone, 30 gennaio 2026. Con l’udienza di oggi ha avuto inizio il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) costituite parti civili chiede verità e giustizia per questa strage. Una delegazione delle diverse organizzazioni SAR oggi era presente a Crotone insieme ai propri difensori e ad Amnesty International, in qualità di osservatore internazionale. L’udienza odierna ha affrontato il tema della possibilità per i media di registrare le udienze. Il collegio ha confermato l’ordinanza con la quale già il 12 gennaio aveva respinto le plurime richieste presentate dalle emittenti radiotelevisive, ritenendo così di salvaguardare il ”sereno e regolare” svolgimento del processo. Si tratta di una decisione che incide direttamente sul diritto di cronaca e di informazione per le famiglie delle vittime e la collettività, in un processo di indubbia rilevanza sociale, anche a livello internazionale.
Durante l’udienza si è trattata la questione dell’ammissione delle prove. Il Collegio ha inoltre ammesso tutti i testi della procura, riservando a un altro momento la decisione sull’ammissibilità delle richieste di tutte le altre parti, incluse le ONG parti civili. E’ stato anche comunicato un primo calendario delle udienze – il 10, 17, 24 febbraio e 3 marzo – in cui saranno ascoltati i primi testi del pm.
“Dopo il rinvio di metà gennaio – commentano le ONG – è importante che questo percorso per fare piena luce sulla dinamica del naufragio, stabilire tutte le responsabilità ed avere giustizia per le vittime, abbia mosso il primo passo. Ora auspichiamo si possa procedere senza ulteriori rinvii e che il processo sia utile per ridare priorità agli interventi di soccorso rispetto a quelli di “sicurezza delle frontiere””.
Le ONG chiedono verità e giustizia per la catena di eventi, sottovalutazioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi civili della storia italiana, al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali appartenenti alla Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.
“Sappiamo per esperienza che per il buon esito degli interventi di salvataggio la tempestività è un fattore fondamentale – commentano le ONG. – Per questo, quando parliamo di soccorso in mare, i ritardi non sono un semplice incidente né un disguido, ma vanno considerati come atti di negligenza perché possono costare vite. Come ha tragicamente ricordato il naufragio di Cutro”.
Nel caso del caicco Summer Love naufragato al largo delle coste calabresi, le autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di polizia e poi considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con scarso coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine coinvolti. E l’esito che ne è scaturito è stato drammatico.
In questi anni è stato esaustivamente documentato, anche da noi organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo, come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Il giudizio sul naufragio di Cutro non può, quindi, fermarsi ai funzionari di grado inferiore, o semplicemente a coloro i quali erano in turno quella notte, ma ogni decisione – anche quelle delle autorità superiori – dovrebbe essere presa in considerazione risalendo l’intera catena di comando.
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere verità e giustizia e per supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia.
Per garantire il diritto di informare e quello di essere informati, come impongono l’art. 21 della Costituzione e l’articolo 6 della Cedu sul diritto di cronaca e il diritto al “giusto processo”, le ONG hanno chiesto e depositato tramite i loro legali una memoria motivata per chiedere che venga consentita la registrazione delle udienze da parte dei media.
Ricordiamo che il collegio giudicante ha deliberato che registrazioni e riprese delle udienze saranno garantite solo tramite le attrezzature in uso al tribunale e che i giornalisti che volessero acquisirle dovranno fare una richiesta, che “semmai” verrà autorizzata dal Tribunale.
Le ONG auspicano che nel corso del processo vengano sentiti in qualità di testimoni i consulenti tecnici e i rappresentanti di tutte le Organizzazioni, mentre Amnesty International Italia sarà presente in qualità di osservatore internazionale.
“La tutela della vita, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e il diritto internazionale devono essere la priorità e vanno rispettati, sempre, anche nel Mediterraneo centrale” concludono le ONG.






