Catania, 31 gennaio – Dopo aver soccorso 18 persone in difficoltà in mare in acque internazionali il 24 gennaio 2026, le autorità italiane hanno ora posto sotto fermo amministrativo la Sea-Watch 5 per 15 giorni e hanno inflitto una sanzione pecuniaria di €7500 all’organizzazione Sea-Watch. Le autorità italiane giustificano il fermo della nave sostenendo che l’ONG si sia rifiutata di informare della sua operazione di soccorso le milizie libiche, come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Poco prima, tuttavia, queste stesse milizie avevano tentato di intimidire l’equipaggio della Sea-Watch 5 in acque internazionali e gli avevano ordinato di lasciare la zona. Un ordine è infondato ai sensi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione.
Il 5 novembre 2025, 13 organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet. Insieme, si oppongono all’imposizione dello Stato italiano a costringerle a comunicare le loro operazioni di soccorso in acque internazionali agli attori libici.. Negli ultimi dieci anni, nel Mediterraneo sono stati documentati più di 70 episodi di violenza, tra cui compi d’arma da fuoco contro navi di soccorso e persone migranti. La maggior parte di questi attacchi è stata compiuta dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Solo nel 2025 è stato registrato il numero più alto di incidenti, 2. Negli ultimi anni i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il fondamentale ruolo delle organizzazioni civili di ricerca e soccorso e hanno stabilito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono legittimi attori di soccorso nel Mediterraneo centrale e che seguire le loro istruzioni viola il diritto internazionale.
“Un altro attacco alla solidarietà in mare. Il nostro intervento ha prevenuto la possibile scomparsa in mare di altre 18 persone, nella settimana in cui il ciclone Harry ha provocato decine di morti e centinaia di dispersi” ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. “Non ci piegheremo all’imposizione di un coordinamento con la Libia – conclude Linardi – che significherebbe rendersi complici di gravissimi crimini contro persone verso cui vige l’obbligo di soccorso. Siamo dalla parte giusta della storia e da lì non ci muoviamo.”
Una panoramica degli atti di estrema violenza commessi dalla cosiddetta Guardia Costiera libica è disponibile qui.
Una panoramica delle sentenze che hanno annullato le sanzioni imposte in passato dalle autorità italiane alle navi delle ONG ai sensi delle cosiddette leggi Piantedosi e al Decreto Flussi è disponibile qui.
Il contesto giuridico relativo alla Justice Fleet e ai crimini contro l’umanità commessi da attori libici, pubblicato dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), è disponibile qui.
Una cartella stampa con materiale fotografico e video dell’operazione di soccorso della Sea-Watch 5 e delle intimidazioni da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica è disponibile qui
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Luca Faenzi
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