Almeno cinque persone sarebbero scomparse durante l’ultimo soccorso operato da Sea-Watch, dopo essersi gettate in mare all’arrivo di una motovedetta dalla Libia, dove non vogliono tornare anche a costo di morire annegat​e

29 mag 2018

Venerdì 25.05.2018, Sea-Watch 3 è stata coinvolta nel salvataggio di circa 300 persone che viaggiavano su due gommoni sovraccarichi, tra cui più di 100 minori​ e ​14 i bambini ​di cui alcuni ancora in fasce​ e ​almeno 5 le donne incinte.

Una motovedetta libica è sopraggiunta causando la reazione disperata di decine di persone che si sono lanciate in acqua creando panico diffuso.

Con già 157 persone a bordo soccorse da un evento il giorno precedente, Sea-Watch 3 ha operato, nelle ore del mattino di venerdì, un doppio soccorso con due gommoni che trasportavano oltre 300 persone.
Quando una motovedetta della Guardia costiera libica è arrivata sul posto e ha cercato di prendere in carico l’operazione, tra le 30 e le 50 persone all’idea di essere riportate in Libia, si sono buttate in acqua. Le conseguenze più gravi si sarebbero potute evitare con il solo intervento da parte di Sea-Watch.
Alla luce della situazione di caos, la ​G​uardia costiera libica, dopo aver recuperato dall’acqua tre persone, poi trasferite su Sea-Watch, ha indietreggiato e ha lasciato che Sea-Watch continuasse il soccorso: 8 le persone prese in acqua, le altre si sono aggrappate ai galleggianti disposti da Sea-Watch sulla scena e le restanti sono rimaste a bordo del gommone.

Al termine dell’operazione, dopo un primo accertamento, nessuno sembrava mancare a bordo. Tuttavia nelle ore successive, durante il trasporto verso un porto sicuro, alcuni giovani testimoni ci hanno raccontato di loro compagni di viaggio e amici dispersi: sono almeno 5 le persone scomparse, alcuni sarebbero minori appena adolescenti tra i 12 e i 15 anni.

Siamo profondamente addolorati per queste perdite; scomparire in mare significa una morte sicura e atroce. Il numero delle vittime potrebbe essere alto, non lo sapremo mai, come spesso accade. Nessuno sa quanti corpi conti il Mediterraneo.

Quando abbiamo chiesto a uno dei testimoni perché non ci avesse raccontato del suo amico scomparso, ha risposto: «In Libia c’è morte ovunque, abbiamo visto i nostri amici essere uccisi con colpi di pistola alla testa, proprio accanto a noi. Perdere compagni di viaggio è ordinaria amministrazione lì, non pensavamo fosse importante dirvelo».

La ​G​uardia costiera libica non ha ​​il proposito di causare la morte di queste persone. Ma ricondurle in Libia è per molte una pena ancora più grande.
Questa è stata la causa del panico a bordo del gommone e della drammatica perdita di vite umane.

È proprio da​lla Libia ​che fuggono, lì dove hanno vissuto terribili vessazioni anche in seguito a molteplici tentativi di attraversare il mare,​ dopo la permanenza ​​​nelle prigioni ​libiche ​in un ciclo infernale ​​permesso dall’UE.

Nessuno dovrebbe morire in mare nel tentativo di fuggire dalla Libia. Questa spirale di respingimenti e abusi alimentata dall’Europa deve finire.

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Sea-Watch e.V. – Soccorso civile in mare dei rifugiati
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