Mercoledì 1 aprile a Lampedusa sono arrivate 58 persone sopravvissute a un viaggio che per altre 19 è finito in tragedia. Diciannove morti che non possono essere liquidati come fatalità: sono il prodotto diretto delle politiche di contenimento dei flussi migratori orgogliosamente adottate da Italia e Unione Europea, e delle omissioni di soccorso che queste politiche continuano a generare.
Nella notte di lunedì 30 marzo, la nave Aurora di Sea-Watch ha intercettato via radio un Mayday Relay lanciato dall’aereo Eagle 2 di Frontex, che segnalava un’imbarcazione in pericolo. L’equipaggio di Aurora ha raggiunto la posizione indicata, ma non ha trovato nulla. Era notte fonda, la visibilità quasi nulla, e non c’erano altre coordinate o indicazioni operative da parte di Frontex: l’unica possibilità era fare ritorno a Lampedusa.
«Le vittime e i sopravvissuti arrivati ieri a Lampedusa meritano che sia fatta chiarezza e giustizia rispetto alle azioni intraprese o meno dalle autorità dal momento della ricezione della notizia del caso. La guardia costiera è intervenuta da Lampedusa sfidando condizioni meteo avverse, ma Roma avrebbe potuto attivare i soccorsi prima e con assetti più idonei? A questa e altre domande si deve una risposta» dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch.
Le domande si inseriscono in una situazione che è ormai completamente opposta alla logica della ricerca e soccorso. Non ci sarebbe stato bisogno di una motovedetta che corre a tutta velocità da Lampedusa se in mare ci fossero stati assetti più adatti, che il nostro governo tiene sistematicamente lontane dal Mediterraneo Centrale, invece di dargli l’unico compito cha avrebbe senso: essere in mare, pattugliare e soccorrere. L’assenza di un dispositivo per il soccorso adeguato produce morti: non è accettabile che oltre dieci persone muoiano una dopo l’altra sul ponte di una motovedetta. E dunque chiediamo a Roma: era possibile intervenire diversamente? «Il sistema attuale porta allo stremo gli equipaggi della guardia costiera a Lampedusa con interventi altamente rischiosi quando si potrebbe spesso intervenire prima e con mezzi più adatti. Su questo esigiamo chiarezza.»
Sea-Watch, sulla base delle informazioni disponibili e delle testimonianze raccolte, ha ricostruito la sequenza dei fatti e rimangono domande cruciali, alle quali solo le autorità competenti possono dare risposta. E da cui dipende la verità su ciò che è accaduto in quelle ore nel Mediterraneo centrale.
Ricostruzione
30 marzo:
- Ore 21:24 UTC: l’aereo Frontex Eagle 2 lancia due Mayday Relay per un gommone in difficoltà con a bordo circa 70 persone, in lenta navigazione. Posizione: 34°01’N, 12°08’E.
- Ore 21:47 UTC: l’aereo Eagle 2 ripete il Mayday Relay con le medesime informazioni
- Ore 23:25 UTC: la motovedetta Aurora della ONG Sea-Watch prova a contattare via radio Eagle-2 per ottenere maggiori informazioni. Non riceve risposta.
- Ore 23:32 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 23:55 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
31 marzo:
- Ore 00:06 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 00:17 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 00:39 UTC: Aurora comunica via mail alle autorità che sta per raggiungere la posizione del Mayday Relay pronta a prestare assistenza.
- Ore 00:43 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 00:48 UTC: Aurora arriva nella posizione indicata ma non avvista alcuna imbarcazione. Vista la poca visibilità, la mancanza di supporto aereo, le condizioni meteo, e i livelli di carburante, Aurora si dirige verso Nord seguendo la rotta che l’imbarcazione avrebbe potuto seguire verso Lampedusa.
- Ore 00:50 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 00:55 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 01:16 UTC: Aurora riprova a contattare Eagle 2. Nessuna risposta.
- Ore 01:40 UTC: una motovedetta della cosiddetta guardia costiera libica raggiunge la posizione di Aurora in 34°13’N, 12°12’E e chiede via radio se Aurora ha avvistato imbarcazioni di migranti.
- Ore 11:09 UTC: un aereo dell’Aeronautica Militare con callsign IAM4101 è tracciabile mentre si trova in zona SAR libica. Il tracciato si posiziona a circa 31 miglia nautiche dalla posizione del Mayday Relay e a circa 14 miglia nautiche dalla posizione dove la CP306 soccorrerà i 58 sopravvissuti.

Fonte: FlightRadar24
- Ore 19:45 UTC circa: la motovedetta CP306 della Guardia Costiera Italiana lascia il porto di Lampedusa a tutta velocità verso sud–sud-est.

Fonte: Vesselfinder
- Ore 20:40-00:50 UTC circa: l’aereo Manta 10-01 (MM62170) della Guardia Costiera, con callsign RESCIMB che implica coordinamento da parte del Centro del Coordinamento dei Soccorsi di Roma, viene tracciato mentre compie un volo che indica una ricerca e l’individuazione di un’imbarcazione in difficoltà. Le orbite si concentrano in posizione 34°09’N, 12°51’E.

Fonte: FlightRadar24
1 aprile
- Ore 00:23 UTC: la motovedetta CP306 è giunta sulla posizione dell’orbita di Manta 10-01
- Ore 01:55 UTC: la motovedetta CP306 viene tracciata lasciare la posizione e navigare verso Lampedusa
- Ore 09:50 UTC: Alarm Phone allerta le autorità rispetto a un’imbarcazione con 75 persone a bordo, corrispondente a quella soccorsa dalla motovedetta CP306
- Ore 11:01 UTC: la motovedetta CP306 entra in porto a Lampedusa e attracca al molo Favaloro. A bordo 58 sopravvissuti e 19 salme.
- Ore 14:30 UTC: ANSA informa che i sopravvissuti hanno raccontato di essere partiti all’alba di lunedì 30 marzo da Abu Kammash in Libia, di essere stati in 80 su un gommone di 10 metri. Raccontano che tre uomini sono caduti in mare e risultano dispersi.
Le nostre domande
Dalle testimonianze raccolte emergono tre elementi centrali:
- Il gommone su cui viaggiavano i 58 sopravvissuti e le 19 vittime coincide con il tipo di imbarcazione segnalato nel Mayday Relay dell’aereo Eagle 2;
- La stima iniziale di Eagle 2 (circa 70 persone a bordo) è compatibile con le 80 persone risultate poi dal soccorso: 58 sopravvissuti, 19 salme, 3 dispersi;
- La posizione indicata da Eagle 2 nella notte del 30 marzo è coerente con una partenza dal porto libico di Abu Kammash.
Alla luce di queste corrispondenze, chiediamo:
- L’imbarcazione avvistata da Eagle 2 e segnalata nel Mayday Relay è la stessa raggiunta dalla motovedetta CP306?
- Se si tratta dello stesso gommone, quali attività di ricerca, coordinamento e monitoraggio sono state messe in campo dalle autorità italiane, maltesi ed europee tra la notte del 30 marzo e quella del 31 marzo?
- Sempre nell’ipotesi di coincidenza, l’imbarcazione è stata nuovamente individuata da assetti aerei nel corso del 31 marzo e, in tal caso, perché non è stato disposto un intervento immediato?
- Se invece si trattasse di due imbarcazioni diverse, quale seguito ha avuto la segnalazione di Eagle 2 e quali informazioni esistono oggi sul destino del gommone avvistato la notte del 30 marzo?
- E, nel caso di imbarcazioni distinte, il gommone soccorso dalla CP306 era già stato segnalato o avvistato da altri mezzi prima dell’intervento? Da chi e in quali circostanze?






